“Urlavo ma nessuno mi sentiva, perché avevo la gola bruciata”.

 

 

Riccardo Chiari, LUCCA,  21.05.2015 “Il Manifesto”

Strage Viareggio. Al processo la testimonianza di Marco Piagentini, che ha perso la moglie e due figli. Era ustionato al 90% ma è sopravvissuto, per poter dare una famiglia al terzo figlio Leonardo. "E' per lui che ho lottato così tanto. Ma sono stanco, perché siamo stati abbandonati dallo Stato. A farci male è il silenzio".

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Si ricordano le vittime della strage

 © Biagianti

 

 “Urlavo, ma nes­suno mi sen­tiva per­ché avevo la gola bru­ciata”. Fra le tante udienze del pro­cesso per la strage fer­ro­via­ria di Via­reg­gio, quella che ha visto sul banco dei testi­moni Marco Pia­gen­tini resterà incan­cel­la­bile. Al di là delle bat­ta­glie fra i con­su­lenti tec­nici di pub­blica accusa e parti civili da una parte, e difesa dall’altra. Anche al di là dei ricordi di chi la notte del 29 giu­gno 2009 perse un fami­liare. Per­ché il rac­conto dell’uomo che non è voluto morire dà il senso ultimo di una tra­ge­dia immane che poteva, e doveva, essere evi­tata.
Ustio­nato nel 90% del corpo, Marco Pia­gen­tini è soprav­vis­suto. Ha sop­por­tato 50 ope­ra­zioni in ane­ste­sia gene­rale, l’ultima appena due set­ti­mane fa. E’ rima­sto in una camera ste­rile, appeso a un filo sot­ti­lis­simo, per più di sei mesi. Quando ha potuto rive­dere suo figlio Leo­nardo, anche lui mira­co­lo­sa­mente salvo, ha rac­con­tato che quasi non si rico­nob­bero. “Ancora oggi non posso asso­lu­ta­mente stare al sole. E pro­vate, pro­vate un giorno solo a vivere pas­sando da un’ombra all’altra”.
Anche se per mesi nes­suno ebbe il corag­gio di dir­gli che l’esplosione si era por­tata via la moglie Ste­fa­nia e gli altri due figli Luca e Lorenzo, Marco Pia­gen­tini sapeva in cuor suo che non ce l’avevano fatta. Così come sapeva che, forse, Leo­nardo si era sal­vato. “E’ per lui che ho lot­tato così tanto — spiega nel corso di una depo­si­zione lucida nono­stante l’emozione gene­rale – per­ché almeno avesse ancora un padre. Almeno uno della fami­glia”.
Nelle scorse set­ti­mane, le udienze erano state dedi­cate all’esame delle pro­ce­dure di sicu­rezza adot­tate dal gruppo Fs nel set­tore del tra­sporto merci. Aveva testi­mo­niato Alberto Fio­relli, ex respon­sa­bile dell’Agenzia per la sicu­rezza fer­ro­via­ria, che aveva ricor­dato come il mec­ca­ni­smo anti­svio, già testato con suc­cesso sulla rete sviz­zera, avrebbe potuto evi­tare la tra­ge­dia. Invece Armando Romeo, del sin­da­cato dei mac­chi­ni­sti Orsa, ha rie­pi­lo­gato cosa accadde dopo la tra­ge­dia. “Già da tempo il sin­da­cato aveva fatto pres­sioni su Fs, sol­le­ci­tando misure per una mag­giore sicu­rezza. Le rispo­ste erano sem­pre eva­sive, insod­di­sfa­centi. Poi, dopo Via­reg­gio, non uffi­cial­mente ma in pra­tica ci furono ral­len­ta­menti della velo­cità dei con­vo­gli. Per arri­vare ad avere ‘dispo­si­zioni pru­den­ziali’ uffi­ciali, ci fu però biso­gno di una audi­zione alla com­mis­sione tra­sporti del Senato”.
Le depo­si­zioni di Fio­relli e Romeo hanno con­fer­mato le tesi della pub­blica accusa, e dei fami­liari delle vit­time, sui “buchi” nella sicu­rezza del tra­sporto merci fer­ro­via­rio. Ma tutto resta come avvolto in una neb­bia. A tal punto che Marco Pia­gen­tini ha voluto sfo­garsi: “Sono stanco. Soprat­tutto di chi ci ha abban­do­nato. Per­chè siamo stati abban­do­nati. Il silen­zio che c’è sulla strage di Via­reg­gio fa capire che ci hanno abban­do­nato, Tutte le volte che un rap­pre­sen­tante dello Stato non si pre­senta, non ci ascolta, non ci dice una parola di con­forto, ci abban­dona. A noi non fa male un no. Fa male il silenzio”.